Alla fine non sai se lo dai o lo prendi

"Il pudore inventò il vestito per maggiormente godere la nudità" (Carlo Dossi)

Serena Key . Como  18/12/2018
 

Hanno inventato i vestiti per coprire la nudità o per solleticare l’immaginazione? 
Ci sono sguardi che si posano sui vestiti come se non li vedessero. Ci sono vestiti che di fronte a certi sguardi non vedi l’ora di toglierti.

Ma la nudità è altro. Altro da un abito e dalle voglie degli occhi. 
La nudità è un patto con se stessi. Un gioco con il cuore. Quel cuore che alla fine non sai se dai o prendi quando chiami qualcuno a prendersi pezzi di tempo, lembi di lenzuola, risvolti di pensieri e promesse di baci.

La nudità è una voce che ti comanda a esserci o a scappare. Una di quelle voci che raccontano niente e evocano tutto. Negli angoli di storie slabbrate da qualche amore evanescente o da un furore invadente. Nella mente di chi insegue, di chi non sa se vince o perde a rimanere.

La nudità è una nuvola in un cielo sereno. Può starsene lì beata o annunciare la tempesta. È dolcezza oppure no.

La nudità è un’offerta: prendere o lasciare. Vieni a vedere chi sono io per te. Dimmi che hai capito cosa ho fatto io per te. Fammi vedere se riesci a farmi ridere, piangere o sognare.

Alla fine non sai se lo dai o lo prendi. Quel raggio di emozione che sta dentro la dolcezza, quel colpo di ebbrezza che si posa nei ricordi.
Eppure più ci penso più lo sento. Sento il mio respiro che spiega tutto. Sento la carezza che non ho negato, sento la carezza che ho cercato. 

Sono attimi. Attimi che nascondo sotto il vestito perché tu abbia voglia, voglia di cogliermi nuda.

 

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