EROS, SFRONTATO E IRRIVERENTE

Non dite: "Vado a masturbarmi". Dite: "Vado e vengo"

 

Non dite: "Ho voglia di scopare". Dite: "Sono nervosa".
Non dite: "Ho goduto da pazzi". Dite: "Mi sento un po' stanca".
Non dite: "Vado a masturbarmi". Dite: "Vado e vengo".
(Pierre Felix Louys)


 

 
Era il 1926 quando Louys scriveva il Piccolo Galateo erotico per fanciulle.
Doveva avere la lingua lunga, almeno quanto quella delle giovani di cui andava ad educare il linguaggio.
Sussurrare e urlare, dire e alludere.
 
 
Del resto talvolta la più garbata delle parole scatena la più perversa delle fantasie. Lo vuole il nostro pensiero che galoppa, eccitato e fremente. Lo vuole il nostro desiderio che stuzzica, scatenato e malizioso.


Lui, l’eros, non se ne sta buono in testa o nelle mutande. Reclama la scena, quale che sia il modo in cui la raccontiamo. Ci sbatte contro il muro e ci seduce con lo sguardo sporco. È lì che facciamo sesso. Con le nostre urgenze, con i nostri sogni, con la nostra libertà. Godiamo di quella frenesia prima ancora che il corpo arrivi a prendere, a toccare, a sfondare, il piacere.
Ci arriva dritto in testa come un rullo di tamburi, l’eros che ci fa il solletico, sfrontato e irriverente. Ci domina, ci illumina, ci spoglia e ci fa fare pace col mondo ...
 

Sono nervosa. Sono nervosa. Sono nervosa.
Tutto quello che mi sfiora, caldo e invadente, accende quell’istinto. E mi attrae quel brivido che mi cerca, quella voce roca che entra e esce da me.

Non sono una signorina del 1926, ho le grazie che seguono l’estro della carne: ora pop ora rock, con le frasi di velluto o la bocca dura. Mi piace così, anche quando vado e vengo. Erotica e ipnotica. 



 

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