mi chiamano trasgressione

"L’amore non è il lamento morente di un violino lontano, ma è il cigolio trionfante delle molle del letto" (Sidney Joseph Perelman)

 
 


 
Come la mela proibita, l’attrazione fatale. Le regole fatte per essere infrante, le storie che sono belle solo se incantano. Il ritornello che si insinua nella memoria, che pulsa dentro, che arriva alla bocca.
Siamo fatti di corpi e pensieri, di voglie che non possono stare nel tracciato, di fuori pista che mettono le ali, di bisogni colorati e irriverenti. Siamo questo, spiriti in subbuglio, in movimento, in fermento, in esplorazione. Che senso avrebbe accovacciarsi e spegnersi nella melodia lenta di un violino lontano? Non possiamo che prendere l’istante, balzargli addosso, trascinarlo sul materasso dei sensi, galoppare come cavallerizzi indomiti. Comprendere che la mela proibita è la verità, la primitiva essenza di ogni nostro possibile viaggiare.
Là dove cigolano trionfanti le molle del letto c’è la vitalità dei nostri odori originali. Diamo lì gaudio alle nostre trepidazioni, diamo lì linfa ai nostri istinti, diamo lì risposta alle nostre domande. Cibo alla fame, acqua alla sete. E piacere al desiderio.
Poche cose ci raccontano come un’ora di dura e pura realtà.
Mi chiamano trasgressione perché pratico l’arte della nudità e adoro quel suono vivace dell’ebrezza. Mi chiamano trasgressione perché il morso rubato ha più gusto. Mi chiamano trasgressione perché non sanno che si può vivere sempre così.
E’ la mia storia, quella della mela proibita. La cogli dall’albero delle meraviglie perché non puoi, non puoi mica stare senza una passione che brucia l’ordine costituito. La cogli succhiandola, come una caramella quando hai la gola arsa.
Altro che note sul pentagramma, l’amore è una stecca, di quelle che fanno saltar per aria tutti i brividi del mondo. Ti sbatte contro il muro e ti fa la festa.
Siamo fatti di corpi e pensieri che secondo me stanno bene incollati e ubriachi, ubriachi di sospiri.
 

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