Tra verità e convenzione...la realtà delle apparenze





Le parole che non mi hai detto. Ecco, ci penso spesso. Alle frasi taciute, ai silenzi densi di pensieri. A quel tuo cuore che non si sbottona. Mica è la patta dei pantaloni, certo è molto più difficile. 

Non vuoi svelarti, non sai narrarti. O forse semplicemente non ti sembra mai il momento giusto. Questa è la vita. Un diario che non finiamo mai di scrivere, una serie di occasioni mancate, qualche capitombolo che lascia i lividi.

D’altra parte a me sembra di averti sempre ascoltato, di aver capito dagli occhi e dal respiro ogni stato d’animo, di non aver mai giudicato la timidezza o la paura. E’ così che funzioniamo. Come orologi con le lancette non sempre perfette, con il cinturino troppo largo o troppo stretto. Ma con un polso che può farci sentire l’attimo e il battito. Basta volerlo. Basta esserci.

Forse con un po’ di audacia o con la tenerezza della libertà fanciulla. Perché smetterla di sentirsi fuori posto o sbagliati è in qualche modo un regalo che ci dobbiamo. Parliamoci chiaro. E’ il male, solo il male, che non possiamo disporre senza grazia e coscienza, con perfida intenzione, con sfrenato egoismo. Quello che invece è dentro di noi come piccolo o grande patrimonio di idee, valori, difetti e virtù è solo natura, natura che ha bisogno e diritto di fare la sua strada.

Mi piace. Mi piace riflettere sul caso, sugli incontri, sull’umanità.

E mi piace credere che i candidi, i sognatori, i romantici non siano affatto deboli. Sono se mai i veri poeti della vita. 

Il grigio aplomb dei moralisti è tanto noioso quanto sciocco ma io lo comprendo, comprendo anche quello. E’ un manto, una coperta di Linus, un freno ingombrante. 

Faccio la escort. Chissà quanti non sanno immaginarmi donna delle carezze autentiche.  E’ il mondo degli schemi, magari il tarlo della superficialità.  Una grande confusione, tra verità e convenzione. Io, proprio io, ne conosco di braccia che stringono me con passione e, finita l’ora, tornano ad abbracciare la realtà delle apparenze. Ma in fondo che fa?  Siamo tutti fragili e imperfetti, costretti a qualche nascondiglio, a un mare di finzioni, a una forza fasulla, a principi proclamati per essere violati.

Godersi la leggerezza vorrebbe dire essere migliori. Forse addirittura rispettare di più questa esistenza precaria e stupenda che ci fa vedere l’alba, il tramonto e la bellezza.

Sarà per questo che amo giocare. Con il mio corpo e con i miei giorni.  Leggere dentro quello che non ti arriva alle labbra. Avere un sorriso per chi si sente migliore chiuso in gabbia e pure per chi crede che la dignità sia uscire dai binari di nascosto.

Quali binari poi? Già. Sarebbe grandioso un posto dove viaggiare senza altri binari che quelli del rispetto.

Potremmo partire con una piccola ed euforica base di lancio: tutti vogliamo essere la fantasia erotica di qualcuno. No, non è per farne questione di letto e sesso. Davvero, qualcuno che ci desidera è come qualcuno che ci fa festa. Ci mette addosso qualcosa che assomiglia a quegli abiti incantevoli delle vecchie fiabe o dei vecchi film. Ci porta in un altrove dove siamo noi stessi.  

E forse è per questo che un appuntamento più che una sfida è un’opportunità.

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Data della richiesta: 30/11/2015 13:20:33
Commento:
La profondità di quello che dici mi colpisce, ti seguo da un po' anche nella tua pagina Facebook è qui riporto una tua citazione che e' comparsa l'altro ieri tra le tue frasi e le tue immagini: 

"Ci sono miliardi di donne, sulla terra, giusto? Certune sono passabili. La maggior parte sono abbastanza belline, ma ogni tanto la natura fa uno scherzo, mette insieme una donna speciale, incredibile. " - Charles Bukowski 
Condivido in pieno, Serena Key ti ringrazio perché esisti. Un saluto 
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